Rami di mandorlo in fiore

È di nuovo primavera. La Terra è come un bambino che sa le poesie. Rainer Maria Rilkemandorlo in fiore

Eh si, a Saint-Remy a Febbraio è quasi già primavera, Vincent lo percepisce dal colore dei fiori che, come un quadro attaccato alla parete, fa capolino dalla finestra della sua stanza all’ultimo piano dell’ospedale psichiatrico della cittadina. Quando tutto dentro è grigio e triste, contrassegnato da interminabili ore di attesa di non si sa cosa poi e, medicine amare da mandar giù, guardare fuori può essere l’unico modo per respirare aria pulita e rigenerante come la notizia appresa dal fratello Theo. Johanna e lui annunciano la nascita di Vincent Willem. Allora sì che ci si può rimettere a dipingere con ritrovato entusiasmo e rappresentare su tela colori di gioia e ritrovata speranza.

E’ il 1890 e sarà l’ultimo anno vissuto da Van Gogh.

Forse proprio la nascita del nipotino che porterà fiero il suo nome, consente al pittore olandese di lasciare andare i tormenti, riflettere sulla propria esistenza e abbracciare con un pizzico di serenità il proprio destino e un’eternità ormai prossima a manifestarsi.

Ma proprio fra le mura bianche e sudice di quel reparto di psichiatria, la vita torna a essere disegnata con vigore. E’ il turno dei rami di mandorlo in fiore che sbocciano puri con qualche settimana di anticipo rispetto al risveglio della natura.

dettagli mandorlo in fiore

E l’unicità di questa opera e la sua lucida rappresentazione di rinascita sono ancora più evidenti in quanto proprio durante il periodo di ospedalizzazione a Saint-Remy, Vincent iniziò a rilasciare indelebili segni della sua pazzia negli altri dipinti, nei quali il movimento circolare e ondulato della pittura (caratteristiche di una emergente schizofrenia) sostituiscono in modo definitivo l’enfasi ricercata dei colori. Nelle opere dell’epoca, come ad esempio ‘giardino dell’ospedale di Arles’ oppure ‘frutteto in fiore con veduta di Arles’, il senso di claustrofobia e di resa è ormai evidente.

Il futuro non è più roseo, lo sa, lo percepisce Vincent. Cammina nella sua stanza su e giù, smaltisce i pensieri e poi si ferma per delle ore a guardare fuori dalla finestra, attonito e sbalordito da tanta desolazione.

Rami di mandorlo in fiore è l’ultima evocazione speranzosa ed utopistica del futuro. Il futuro è suo nipote e il quadro è un regalo per lui. Vincent dona la sua esperienza d’uomo e d’artista, la sua romantica e passionale visione del mondo, l’energia dei colori capaci di mettere calma alle schegge impazzite dei suoi deliranti pensieri. I fiori sono ripresi da vicino, vuole che si vedano chiaramente. Vincent ha speso giornate intere a dipingere questo quadro. Emozionato e felice nel senso più autentico e altruistico del termine. Il futuro non gli appartiene più, forse non gli è mai appartenuto, si è spesso illuso di poter passare serenamente la sua esistenza, ma adesso sa che un altro Van Gogh è nato e avrà la concreta speranza di vivere felice, di vivere con spensieratezza.

Tra una medicina ed un’altra, Vincent, in quegli interminabili giorni, riesce a mettere tra parentesi l’angoscia di vivere come un recluso perso a spiare la vita ed immaginarne il profumo oltre i recinti. Butta su tela con passione ogni suo buon auspicio per il nipotino e disegna la Vita,  quella con la V maiuscola, trasmettendo come per incanto il soave aroma di primavera, per lui.  Arresta per un attimo l’angosciosa ricerca di ricordi passati, dove le linee della pittura si facevano strada sulla tela senza una logica e non v’era via di uscita. Relega i pensieri negativi ad un momento successivo.

Si ferma a contemplare la felicità pura che sta vivendo la sua famiglia, àncora di certezze in un mare di solitudine. Pensate, nello stesso periodo e nello stesso mese, Vincent portò alla luce, oltre a rami di mandorlo in fiore anche ‘la ronda dei carcerati’ e ‘bevitori’.

Opere colme, come scariche elettriche, di angoscia e rassegnazione.

Fermatevi un secondo a riflettere sullo stato d’animo dell’artista. Siamo alla fine della sua breve e tormentata esistenza. Dentro di se’ non trova più speranza ne’ bellezza.

Tutto è recintato e delimitato: la vita delle persone, la natura, il destino. Non c’è via d’uscita. Eppure quella notizia inaspettata gli risulta luminosa, fa breccia nella mente di Vincent come fulmine a ciel sereno lo riporta indietro con gli anni, al profumo aromatico dei fiori di cui sapeva la sua infanzia dove ancora tutto era possibile.

E il futuro adesso, torna a sapere di speranza, passa il testimone al piccolo Vincent, gli dona quest’opera realizzata con uno sforzo di vitalità sorprendente per le condizioni psico-fisiche in qui si trova.

In una delle sue lettere al fratello e alla cognata, Vincent scriverà di questo quadro:

Il più bello che abbia mai dipinto

Dove il bello è certamente rappresentato dallo stato d’animo libero che lo ha accompagnato durante le ore di realizzazione e Johanna risponderà di li a poco:

..al bimbo piace guardare i quadri dello zio Vincent e sembra affascinato dal ramo in fiore, appeso sopra il suo letto

E Vincent sorrise finalmente dal cuore.

mandorlo in fiore

Pubblicato da Francesco

''Viaggiare per non smettere mai di conoscersi''

3 pensieri riguardo “Rami di mandorlo in fiore

  1. Splendido articolo. Un quadro che porta la speranza nei nostri animi. Un commento di rinascita… Un toccasana in questo momento che stiamo vivendo… Mi piace.
    Noi oggi che viviamo uno spazio del nostro tempo da reclusi dobbiamo immaginare ciò che c’è “oltre la siepe” , riflettere e sperare in un mondo migliore.

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  2. Quant’è vero che la bellezza salverà il mondo! Anche perchè l’ha già salvato tante volte ,nel corso dei secoli.
    Bellezza come purissimo atto d’amore.
    Bellissima analisi di uno degli ultimi atti di creazione artistica di un uomo tanto sofferente e tormentato nei suoi rapporti con la quotidianità, quanto luminosissimo interprete della bellezza che solo la sensibilità dei geni interpreti d’amore sanno trasmettere .

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