Una serata qualsiasi ai tempi della pandemia

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Questa ve la devo proprio raccontare, quasi non sto nella pelle. Sono Luca, ho 8 anni e sono di Roma. L’altra sera, forse quattro, forse sei giorni fa, nel mio comprensorio nel quartiere della Garbatella, è successa una cosa incredibile. Insomma come saprete voi grandi sicuramente meglio di me, o almeno spero, qui a Roma, ma di certo so anche a Sperlonga dove ho una casa ma non ci possiamo più andare da mesi ormai, c’è il virus e non si può più uscire, ma proprio neanche per fare due tiri ad un pallone, insomma la faccenda è seria.  Dicevo, erano sere che verso l’ora di cena, mi ritrovavo completamente solo a girare per casa. Mamma e Papà in cucina a guardare il telegiornale con aria preoccupata e a preparare qualcosa per la cena. Sembrava che le 18 sul balcone fossero passate già da dieci ore invece a malapena ne erano passate due. Si, bello affacciarsi tutti insieme alle stessa ora, ma poi bello forse le prime volte. I grandi sembrano più divertiti di noi bambini. Chi suona il flauto, chi la chitarra. Chi urla ma pensa stia cantando, chi canta ma, invece di certo, sta urlando. E poi ci siamo noi. Li guardiamo un po’ dubbiosi, un po’ divertiti. Stanno giocando forse! qui tutto il mondo sembra alla rovescia in questi giorni! Non ci stiamo capendo molto di tutta questa pandemia, almeno io proprio non capisco, più osservo, più sono confuso. Devo dire che ora, dopo due settimane fisse di inno d’Italia alla finestra, che poi ci fosse almeno la partita di calcio subito dopo, un po’ mi sono stancato e anche i miei cari amichetti del palazzo qui di fronte si sono stancati. Cosi quella sera dicevo, proprio quando nessuno dentro casa si domandava cosa facessi, decido di prendere il pallone della Roma, quello che mi ha regalato Papà per il compleanno, con tutte le firme dei giocatori, e di uscire fuori al balcone da solo. Chiamo Carlo, il mio migliore amico. Strillo il suo nome così forte che quello non mi sente mai. Sta sempre davanti alla play station e col volume al massimo. Ogni volta devo insistere dieci ore prima di farmi accompagnare a tirare calci in cortile, quando lo si poteva fare, certo. Stavolta stranamente esce subito.

‘’Bussa a Sara e falla uscire! ’’ Carlo e Sara sono vicini di casa, di solito Carlo la chiama per giocare dando 3 colpi di pugno sulla parete, i due hanno le camerette vicine, che fortunati! Sara è la mia innamorata ma ancora devo dirglielo. E’ una bambina di 7 anni e ha tanti capelli neri e ricci. Due fossette quando ride a crepapelle che mi fanno subito scoppiare a ridere anche a me, mi frega sempre. Dopo qualche minuto arriva anche lei. – ‘’Pare proprio che la cosa è seria, di solito non ci avrebbero fatto uscire sul balcone a quest’ora’’ dice Carlo e aggiunge ‘’o ripassare i compiti o apparecchiare la tavola’’, – ‘’se ci dice bene’’ completa Sara. ‘’Ho sentito dire che sta per parlare Conte’’ spiego ai miei amichetti e intanto chiamo Federico e Mirko, altri due nostri compagni che vivono di sopra al quarto piano. Non so bene chi sia questo Conte ma ho capito che quando lo vedo apparire in televisione posso pure andare a prendere le caramelle alla fragola zuccherosa senza che nessuno mi dica niente sull’appetito che passa. ‘’Si, si, sono tutti lì davanti alla televisione. Deve essere che forse ci liberano presto’’ dice Sara, – ‘’Macché liberano, qui da me sono tutti silenziosi e preoccupati’’ ribatte Federico e completa ‘’mia Mamma ride invece, sapete? Ogni volta che sente la parola pandemia, scoppia a ridere; ma è una risata strana che termina con una specie di ghigno. Penso sia impazzita perché poi dopo cinque minuti la ritrovo persa in un pianto che termina invece con una specie di sorriso quando mi guarda’’.

Di lì a pochi minuti, praticamente con tutti i bambini del mio palazzo e di quello di fronte, ci ritroviamo fuori in balcone per chi ce l’ha, oppure affacciati alle finestre. Si inizia a parlare liberamente come difficilmente si riesce a fare alle 18. Non c’è musica a coprire i pensieri, canti o urla a impedirci di chiacchierare! E’ come se fossimo di nuovo insieme in cortile a giocare. In questi giorni al cortile ci penso spesso. Lo fisso ogni volta che posso; lo faccio dalla finestra del bagno che da lì si vede bene e per intero, poi nessuno mi disturba. Specialmente se dico che devo fare la cacca mi lasciano in pace anche dieci minuti buoni anche se non chiudo a chiave, ancora non posso farlo. E così, da quando entro in bagno a quando tiro lo sciacquone, ho tempo per guardarlo. Di solito lo immagino in un pomeriggio normale. Eppure, in passato, questo cortile ogni tanto lo abbiamo vestito a festa, con coriandoli e maschere a Carnevale fino a strafogarci di frappe come se non ci fosse un domani, oppure lo abbiamo riempito di palloncini colorati, pizzette e panini al compleanno di Sara, per esempio. Di questi tempi invece lo immagino che si riempie di pomeriggio, dopo le quattro e mezza, pian piano. Come in un qualsiasi giorno della settimana, che mi manca tanto. E allora ci sono io che di solito apro la pista agli altri e scendo con il mio pallone, mi metto a palleggiare sulla porta-garage di casa e incontro il signor Guglielmo, il portiere del palazzo. Ogni tanto mi manca anche lui che mi strilla per il troppo rumore o mi chiede di passargli la palla, dipende dall’umore! Poi di solito, scendono anche Federico e Mirko, i gemelli e Sara che porta ogni pomeriggio una barbie diversa, e poi tutti gli altri, chi più chi meno, chi ancora si attarda coi i compiti, chi offre una fetta di torta fatta dalla nonna. Dalle finestre poi, come inizia il buio, si levano altissimi gli schiamazzi delle mamme o dei papà. La cena, i compiti, il freddo, i motivi più frequenti per farci rientrare. E torna il silenzio nel cortile ma l’odore dei giochi si percepisce fino al giorno dopo. Quando guardo il cortile in questo periodo invece, il silenzio mi pare diverso. E’ più silenzioso ancora. Tanto silenzioso che riesco meglio a sentire il suono dei grilli adesso che inizia a far caldo oppure il miagolare dei gatti. E mi viene un po’ di nostalgia, delle volte mi passa persino anche la fame. Ma quella sera sembra come se tutti di nuovo fossimo in cortile. Ognuno di noi ha portato con sé un gioco, si ride e si scherza. Carlo è uscito fuori in pigiama e lo prendiamo in giro perché è un pigiama buffissimo, quello dei puffi ma tutto azzurro che sembra anche lui un puffo! stringe fra le mani una palla da baseball nuova di zecca che gli era stata regalata dalla zia di ritorno da San Francisco poco prima che ci chiudessimo tutti in casa e quindi non l’aveva ancora mai portata in cortile. Poi Mirko e Federico stanno facendo vedere a tutti il puzzle che avevano incollato qualche ora prima su di una tavoletta di sughero. Si vede Harry Potter al centro con in mano la bacchetta magica che riflette una luce blu fortissima e poi tutti gli altri personaggi. Sara ha portato la sua bambola di pezza preferita, con vestito rosa e due cespugli ai lati della testa di un colore giallo quasi arancione che mi fa sempre troppo ridere perché io i capelli arancioni ancora non li ho mai visti per davvero. Eravamo tanti quella sera e spensierati dopo tanto tempo. Insomma, felici. Poi, tra una risata ed un’altra, ad un certo punto, la bambolina di Sara cade di sotto. Le sfugge di mano e fa un volo incredibile dal terzo piano. Tutti siamo scoppiati a ridere, alcuni, indicando Sara, iniziano a ridere ancora più forte. ‘’Adesso si prende il virus’’ dice qualcuno continuando a sogghignare, – ‘’Se scendi a prenderla non puoi più salire che ci infetti tutti’’ aggiunge Carlo. Sara era diventata improvvisamente il nostro gioco più divertente in quegli interminabili istanti. Poi ad un certo punto, lei sparisce per un attimo dalla finestra e tutti noi iniziamo ad applaudire, fischiare e chiamarla fuori di nuovo. Qualche adulto, alcuni genitori, si affacciano ai loro balconi e alle loro finestre. Sara riappare dopo pochi secondi e si arrampica sul davanzale. Era andata a prendere una sedia per salire più rapidamente. Sento le vertigini salirmi sulla pelle e un brivido di freddo davvero stranissimo, come un tuono quando piove forte, piombare sul cortile. I nostri starnazzi divertiti e, inarrestabili, fino a pochi secondi prima, si erano spenti come per magia.

Sara piange forte e singhiozza. Io resto immobilizzato. Tutti intorno siamo scioccati e impauriti. Per giunta mi sentivo tremendamente in colpa, avevo iniziato io ad uscire sul balcone quella sera ed ora Sara si voleva buttare di sotto; quella bambola le faceva tanta compagnia, specialmente nei lunghi pomeriggi che sembravano non passare mai mentre sentiva i suoi genitori litigare in continuazione   – ‘’Sono stanca, non ce la faccio più, rivoglio la mia vita’’ disperata urla, – ‘’perché non posso andare a danza? Perché non posso andare a scuola? È il castigo più lungo che io abbia mai visto, questo, non voglio più vivere così ‘’ E piange ancora. Il freddo adesso è diventato caldo, caldissimo. Tutte le luci dei palazzi a fianco si accendono e molti adulti escono fuori a guardare; altri la pregano di rientrare dentro, qualche signora più anziana piange che si sente più forte di Sara. ‘’Bastaaaaaa’’ strillo con tutta la forza che ho. Tutti si fermano all’improvviso e smettono di fare quello che stavano facendo. Perfino Sara, persa nel suo pianto, passa dai lamenti al tirar su con il naso. Senza dire altro, lancio di sotto il mio pallone tanto amato, quello con le firme dei giocatori, si proprio quello. E lo sento rimbalzare a terra più volte prima di fermarsi del tutto, poi riprendo a parlare: ‘’ogni sera prima di addormentarmi, coperto fino agli occhi dal lenzuolo fresco, lo guardo e sogno di poterlo portare in cortile di nuovo. A volte piango anche io come Sara. Fate come me, lanciate i giocattoli di sotto, li andremo a prendere presto e torneremo a giocare insieme di nuovo’’. Eh non mi piace ammetterlo ma mentre dico queste sdolcinatezze anche io piangevo un pochino per davvero. Dopo qualche istante fu una cascata di pupazzi, palloni, bambole e quant’altro a colorare di nuovo il cortile, per la gioia del portiere Guglielmo immagino, poveretto! Come un arcobaleno fatto di giochi! tutti i miei amici iniziano a fare come me e soprattutto come Sara, che adesso è diventata l’eroina di una serata qualsiasi durante la pandemia e sorride fra le braccia della mamma, tanto che riesco di nuovo a vederle le fossette intorno alla bocca e non piange più ma guarda di sotto come tutti noi. Per un attimo è stato come se in cortile fosse tornato il rumore dei giorni normali a dettare i tempi delle nostre risate.

Mandai un bacio a Sara dal mio balcone alla sua finestra, con la mano e rientrai. Sapevo che sarebbe stato un arrivederci a presto a tutti i nostri giochi che intanto, almeno loro per noi, avrebbero iniziato a riprendere la vita di sempre.

4 pensieri su “Una serata qualsiasi ai tempi della pandemia

  1. Bellissima favola. Anzi,no. Bellissima storia molto vera, vestita da favola. Come sanno vestire la realtà, anche la più strana e cruda, gli occhi dei bambini. Ecco. Che tutti noi si riprenda a spostarci normalmente , speriamo da subito. Ma scommetto che saremo migliori di prima, perchè i cortili hanno bisogno delle risate e degli schiamazzi di pura allegria di tutti! Complimenti per l’immedesimazione . Grande!

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  2. Commossa dalla maturazione della tua capacità narrativa. Sei scrittore a pieno titolo, e di notevole talento, per la bravura che dimostri nel trasfigurare la realtà in metafora: hai operato la magia con naturalezza, facendo del punto di vista dei bambini il focus da cui guardare a un’apocalisse. Il quotidiano, stravolto da una peste su cui di straniscono e a ragione piangono gli adulti ( i genitori, nel racconto) viene alleggerito dallo sguardo di Luca, ironico, innocente, che guarda al capovolgimento del suo mondo senza capire se si debba ridere o piangere. Comunque narrando, spesso con sorridente sarcasmo, i riti infantili che gli adulti riescono a immaginare per esorcizzare la paura. La finezza della tua osservazione rende godibilissima la stupidità dei flashmob , riducendoli alla stregua di un patetico, ingenuo stratagemma per sconfiggere i fantasmi. Con l’unica utilità semmai di farvi ritrovare tutti insieme almeno tramite una finestra.

    Il ritmo del racconto è vivacissimo, suggerito dall’ incalzare e variare dei personaggi, e del dialogo, Eppure l’atmosfera è una sola, malinconica, velata, inquieta fino al punto : la caduta della bambola di Sara, un dramma vero per la bambina . – di suggerire a Luca un rito davvero adulto , di rottura , finalmente efficace contro la solitudine: Un gioco è in cortile? Allora tutti i giochi giù in cortile! A colorare simbolicamente il grigiore delle assenze e impotenze dei bambini nella bellissima immagine della presenza coloritissima delle loro anime,dei loro amori: ora il cortile è vivo e comunica , nel coraggioso comune gesto della rinuncia, il senso del loro potere di cambiare, ricreare le cose, come fanno gli dei o le fate.

    Bellissimo, Francesco, soprattutto nella leggerezza con cui riesci a rendere una tragedia in magia, e a rendere ancora accettabile la miseria della condizione umana. Bravo, bravissimo.

    Ornitella

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